STIRATI E LA VITTORIA ELETTORALE: “NOI UN GRANDE LABORATORIO POLITICO”

da trgmedia.it

Abbandonato il panama in testa della campagna elettorale on the road, pur sotto un sole finalmente estivo che picchia sulla colonnina di mercurio di Piazza Grande fino ai 31 gradi, Filippo Mario Stirati torna a vestire la giacca scura e l’aplomb da primo cittadino a poche ore dall’esito del ballottaggio che lo ha riconfermato sindaco di Gubbio con il 59 % di preferenze e 8824 voti in tasca. Ha dormito poco confessa ai giornalisti che incontra al bar, alle 6 di mattina già aveva scatenato la curiosità dei giornalisti di fuori città per quella anomalia tutta eugubina che lo ha visto, unico stanotte in Umbria, reggere l’urto dell’avanzata del centro destra ai ballottaggi amministrativi. Non si sente un Titano, ma rivendica alla sua coalizione di liste civiche la lungimiranza di non aver stretto l’accordo con il Pd, un accordo che, dice, si doveva fare nel segno del rinnovamento e della discontinuità con figure apicali del passato, ma che di fatto nascondeva dietro la foglia di fico del comitato nominato per la stesura delle liste, le stesse facce, gli stessi metodi. Il no all’accordo è stato al fine detto per questo. Si dovrebbe dimettere la segreteria del Pd ? Gli chiedono i giornalisti. “Non spetta a me dirlo – risponde – Registro che in altre città dell’Umbria in queste ore dopo il voto qualcuno lo sta facendo”.

Per Stirati Gubbio è il “laboratorio politico” a cielo aperto dal quale il centro sinistra umbro dovrebbe prendere esempio, che ha innestato tanti giovani nel supportare figure di esperienza per creare qualcosa che ai cittadini è piaciuto. Non a tutti i cittadini, fanno notare i giornalisti ricercando nel taccuino quel dato del 54,79% di affluenza alle urne al secondo turno svelato ieri sera alle 23: poco meno della metà degli elettori, di fatto, ha preferito andare al mare. Stirati non abbassa le sopracciglia sulla sottolineatura, non come avrebbe forse fatto durante la tensione della campagna elettorale , semmai le alza: ora può ammettere che riconfermarsi era difficile e questo era il migliore risultato che si poteva sperare. ” Un conto è presentarsi in veste di novità come cinque anni fa – spiega – Altra cosa riaffermarsi dopo 5 anni difficili in cui tanto è stato fatto, ma in cui le aspettative dei cittadini inevitabilmente non possono essere tutte soddisfatte. Pensate alle manutenzioni”. Temeva Goracci : “Pensavo prendesse di più” afferma, forse lo temeva più di Presciutti Cinti: ” Che tuttavia – sottolinea – visto il vento della destra non sottovalutavo”.

Ora però, come chi sente di aver scalato la montagna, evitando i dirupi, ma che giunto in cima non trova un paesaggio di dolci colline, piuttosto un saliscendi da affrontare, prova a buttare il cuore oltre l’ostacolo e stila l’agenda dei prossimi mesi . Puc di San Pietro in primis, con un progetto di recupero per la palestra e il sogno di abbattere quella stecca di cemento armato in bella vista senza incorrere nei guai della Corte dei Conti : ” Ci vorrebbe un privato da coinvolgere – ammette – Avrebbe le mani più libere di un ente pubblico”. Via Leonardo da Vinci , una strada da rivedere , una via che assomiglia per traffico a quella di una grande città, mentre mal si addice alla prima periferia urbana di un piccolo centro. Forse arriverà un senso unico. Quindi i progetti con gli 11 Comuni dell’area interna, 12 milioni di euro da spendere per dare una mobilità diversa al territorio che da Nocera sale fino a Montone e per creare tra Gubbio – Gualdo Tadino – Fabriano un distretto industriale innovativo, che ponga le basi del mercato del lavoro in Appennino da qui ai prossimi 20 anni . Le frazioni, infine: ” Ho capito in questi giorni, visitando tante case in luoghi diversi, che dobbiamo essere più presenti”. Un’affermazione da ammissione di colpa, fatta però con la consapevolezza che arrivare ovunque è difficile e l’auspicio che l’errore, se c’è stato, si può emendare.

Della giunta non fa trapelare nemmeno un nome: chi ha preso più voti è quasi ovvio che ci sarà ( Alessia Tasso? Gabriele Damiani? Mattia Martinelli? ), ma non sarà l’unico criterio di scelta. Un tecnico? Potrebbe anche esserci. La chiacchierata volge al termine, il sole picchia e l’acqua nel bicchiere viene meno ( un “must” anche questo della campagna e dei dibattiti elettorali ). Le prossime ore, confessa, le passerà a leggere libri: il primo della lista è ” Machiavelli e l’Italia. Resoconto di una disfatta” di Alberto Asor Rosa, ovvero l’insuccesso di un grande stratega politico, incompreso dal suo tempo. A pensarci attentamente non è una bella lettura per uno che ha da poco vinto le elezioni. Ma si sa, la storia è “magistra vitae”, chissà che il professore non si appresti a studiare gli errori altrui, per corrazzarsi in vista delle sfide future.

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